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20 novembre 2011 - Dentro la nebbia

20 novembre 2011 - Dentro la nebbia - StefanoFranceschetti

   Valli di Comacchio                                                                                       Apple iPhone 4S 1/330 sec f/2,4 - iso 64.

Dopo un'oretta di "Mammalucco" a remi, nel buio della notte, appare magicamente la tina di caccia "Tre Motte" nel bel mezzo della "Fossa di Porto". Il fruscìo dell'acqua gelida accarezza il legno vissuto dello scafo mentre gli inquietanti segnali acustici del faro invernale di Porto Garibaldi, si sentono appena interrompere un silenzio surreale, in lontananza.
Prima di affondare la barca, per nasconderla, Gabriele in arte "Sputafuoco", sistema con arte le anatre vive da richiamo e un gioco di oltre 800 stampi. La moca sul fornelletto arrugginito dagli anni, intanto gorgoglia un caffè nero come la pece, ma buono e caldo come non mai!

Quando la notte lascia spazio al giorno, la luce debole che appena filtra fa sì che il bianco del cielo e del lagone si fondano insieme come solo in un quadro, o forse in un sogno, mi era capitato di vedere.
Inizia lentamente la più vecchia attività dell'uomo, fatta di intuizioni, di un freddo quasi bagnato, di passione interiore e sacrificio.
Le sagome nere degli acquatici in volo sembrano fantasmi che inseguono invano i loro ultimi istanti di vita. I colpi di fucile squarciano il cielo ed i tonfi nell'acqua violano la quiete ovattata dell'alba.

Poter condividere con un cacciatore locale una giornata di caccia in valle, catapultato per un giorno nell'epoca di mio bisnonno Giovanni è, per me, una fortuna che non ha prezzo.
Probabilmente rivivo in questi attimi eterni le stesse emozioni di chi, tre generazioni fa, era seduto qui, in questi due metri quadrati di terra affiorante. Proprio quelle medesime speranze di colui che, osservando il cielo ed aspettando l'arrivo degli uccelli, mi ha trasmesso questa gigantesca passione senza nemmeno avermi conosciuto.
Chissà se il figlio del figlio di mio figlio, allo stesso modo, (circa nel 2080 - facendo una proporzione) potrà sedere ancora in questa stessa botte e tornare indietro col pensiero fino a me!? Chissà, se come ho fatto io, cercherà le foto del suo trisavolo per coglierne davvero i tratti e l'espressione degli occhi?

Capisco ora che il sentire una scarica di adrenalina nel petto, calda e asciutta come la vampata di un forno, al sopraggiungere di una preda non è un qualcosa che si può ingenerare negli altri con semplici racconti, ma è già nascosto dentro i cromosomi di chi nasce predatore, in qualsiasi epoca.

Tra i miei prediletti cervi e cinghiali, custodisco nel cuore uno spazio segreto per questi tesori comacchiesi che Gigi ed i suoi straordinari amici, hanno saputo, nel tempo, donarmi e far tornare a brillare, con grande rispetto delle tradizioni e un'umanità davvero immensa.
Grazie.

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