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Eccomi qui

 - StefanoFranceschetti

La cicogna, esausta per il volo controvento, mi ha sganciato sopra Tione di Trento durante una memorabile nevicata, nel gennaio del 1976.
Ignaro, sono così cascato a casa di due trentenni ferraresi, notaio lui col pallino della caccia e... fu severa professoressa lei (col pallino di far studiare i pargoli). La strana coppia, da tempo, aveva già messo al mondo due figlie femmine, più grandi e già ben istruite. Il quartetto era arrivato sulle Alpi partendo dalla nebbia padana e passando dal mare turchese della Sardegna, forse per questo era ancora un pò confuso! 

Quando ho aperto gli occhi ed iniziato a catalogare i ricordi (ancora non fotografavo) me ne stavo al sole dentro una finestra con vista monti innevati, mentre il mio papà non si preoccupava minimamente della corrente gelida e del fumo di sigaretta che avvolgevano la culla, ma concentrato su ogni movimento, sparava dalla finestra alle cornacchie per procurare cibo fresco al suo gufo reale, di dubbia provenienza, forse polacca!

E' così in sintesi che sono venuto su, sciando e giocando a pallone sì, ma anche e soprattutto in mezzo ai fucili, con gli amici cacciatori, inseguendo i camosci e i galli forcelli tra le vallate, ripide ed immense.
Appena più grande, ecco i primi viaggi, assorbendo come una spugna tutto ciò che vedevo e sentivo dalle belle cacce in giro per il mondo, prima fortunato spettatore e poco dopo privilegiato co-protagonista. 
Era compito difficile, soprattutto intorno ai diciotto, districarsi senza isolarsi, tra la voglia di fare tardi con gli amici, le prime cottarelle, qualche grappa di troppo e la necessità, sempre più forte, di puntare la sveglia presto-prestissimo e partire con lo zaino per qualche avventura selvaggia!

Nel 1992, portando con me questa grande passione per la caccia e la natura, staccato a fatica dalle montagne che amo, sono approdato nella
caotica Bologna come studente liceale. Era arrivato, prima del previsto, il momento di cominciare a fare da solo, in mezzo ad un mondo diverso ed apparentemente sconosciuto. La Vespetta prima e la vecchia Mini poi, attirate come da un filo invisibile, mi portavano spesso verso i calanchi e le selve impenetrabili, non lontano dalla città.
Certo, non erano i graniti dolomitici, ma ben presto è cominciato a farsi sentire anche da quell'ambiente un richiamo irresistibile dal quale non mi potevo più sottrarre. Così dopo la prima licenza, mi sono abilitato come cacciatore di ungulati con metodi selettivi, oltre che al prelievo del cervo,  partecipando pure ai piani di controllo notturni del cinghiale. 

Ho trovato così nel vicino Appennino, un mondo che ora non ha più segreti: spazi selvaggi e natura infinita. La dea Diana mi ha, infine attirarato, con un canto irresistibile, definitivamente nei segreti del suo castagneto!

E' passata un'altra mezza vita ed ancora oggi, papà di due bimbi ed avvocato, appena possibile, abbandono gli abiti civili
per immergermi totalmente nel silenzio e nel verde. 
Socio Federcaccia da 18 licenze, faccio anche parte del direttivo dell'URCA Bologna.

Abbino il mio amore per la caccia, i cani e per gli animali selvatici con immancabili documentazioni fotografiche: una sorta di voglia di registrare gli eventi irripetibili, forse per un desiderio innato di lasciare qualcosa, non so bene a chi.

Da diversi anni collaboro così, grazie agli scatti più fortunati, con alcune riviste del settore come Diana, Caccia a Palla, Migratori Alati, il Cacciatore Italiano,  URCA informa, il Cacciatore Trentino, il Notiziario del Setter Gordon ed altri periodici, soprattutto di stampo venatorio.

Recentemente ho realizzato alcune gigantografie per la Regione del Veneto, il calendario del 2011 per la Federazione Italiana della Caccia nazionale, ho contribuito alla realizzazione di cinque libri didattici sugli ungulati, inoltre con l'esperienza di Gianluigi Bocchi e le splendide fotografie di Milko Marchetti, a due raccolte di racconti venatori ambientati nelle Valli di Comacchio. 

Altre immagini sono presenti infine su alcuni siti specialistici e sul portale "Provediemozioni" di Antonio
Iannibelli, con lui ed altri amici appassionati, abbiamo  da poco fondato l'associazione culturale "Fotografi di natura" ed il  blog "Italian Wild Wolf", interamente dedicato al lupo appenninico.
Sulla complicata documentazione di questo straordinario predatore si sta, da qualche tempo, spostando la mia attenzione. 

A volte mi chiedo se  nascondo ancora la voglia di mostrare ai miei amici lassù in montagna, con quali meraviglie mi abbia dato il benvenuto la natura in Emilia Romagna!

"Cara celeste nostalgia" 1976 - 2010

Caccia e fotografia

Caccia e fotografia - StefanoFranceschetti
 

IMAGE-HUNTING: arti affini o contrapposte?

Con la pubblicazione di questo sito, mi auguro di offrire un segnale di riflessione anche a coloro che, senza troppe distinzioni, puntano il dito  contro i cacciatori, a volte, non conoscendo le tradizioni e le regole che da secoli essi si tramandano.

Posso giurare che tanti, certo non tutti, raggiungono nell'attività venatoria, un'enorme sintonia con la natura, motivo per cui riescono a ritrovarsi con se stessi, con le proprie origini ed a sopravvivere oggi, amando e conoscendo le abitudini e le astuzie formidabili degli animali.

Qualcuno resterà perplesso nel vedere un pazzo che nel tempo libero o fotografa o spara agli animali! Spero tuttavia che, almeno per i più attenti, l'apparente contraddizione caccia/fotografia non suoni brutalmente come un prima e un poi, come il gioco dei buoni e cattivi, o peggio, come arte e morte.

Questo binomio rappresenta, invece, i due interessi che coltivo da sempre, quelli che  mi sono stati di maggiore insegnamento e che spesso, intrecciandosi tra loro nei vari periodi dell’anno, diventano per me un tutt'uno praticamente inscindibile.

Il confine tra caccia col fucile e caccia con il teleobiettivo è molto difficile da delineare: paragonare difficoltà tecniche e soddisfazioni personali è compito ancora più arduo e soggettivo. Semplicemente ritengo che vi sia in entrambe le attività un antico istinto animale di predazione, in parole  povere quello che si chiama proprio "cacciare": l'andar fuori e portare a casa (o nella caverna!?), con le proprie forze, qualcosa da mangiare o da mostrare agli altri.


Questo è un sentimento innato che, dentro di me, non è assolutamente sbiadito dalle comodità del mondo di oggi.  Mi aiuta a rallentare ed a riflettere sulla nostra indole naturale, spesso trovando le soluzioni ai problemi della vita quotidiana.

A volte, mentre aspetto il cinghiale immobile nel bosco, riesco a sentire il "rumore" delle mie palpebre...ecco, in quei momenti, quando qualsiasi scricchiolio fa sussultare l'anima, non sento esigenza di null'altro.

*Qualche motivazione in più su cosa mi spinge in mezzo agli animali selvatici, la trovi anche in Racconti/Autoritratto

Dietro le quinte

What's going on?
Dietro le quinte - StefanoFranceschetti


Breve nota tecnica: impiego ora reflex digitali Canon, su obiettivi dal 17 al 600mm (Maggiori informazioni sulle ottiche e sulle attrezzature che ho testato sul campo le trovi aprendo il file pdf in fondo a questa pagina oppure nella nuova sezione Fotodiario dedicata proprio alla tecnica).
Scatto in qualità Raw su schede ad alta velocità. Converto i files con il software Adobe Camera Raw, elaborando con Photoshop cs5, abbinato poi a Picasa per una comoda archiviazione e ricerca.

Sono favorevole all'uso dei programmi di post-produzione per migliorare la presentazione delle immagini e per correggerle se necessario.
La fotografia però, a mio parere, deve sempre raccontare una storia vera, per questo motivo non amo le elaborazioni esageratamente fantasiose.
Prediligo la stampa su tela o su carta opaca per un effetto possibilmente morbido e naturale.
Dal 1994 ad oggi tra diapositive, pellicole e files digitali ho conservato circa 250.000 immagini. Oltre 650 sono state utilizzate per libri, riviste e varie
pubblicazioni
.

Breve nota personale: le trasferte, le persone incontrate lontano da casa e le specie esotiche hanno lasciato tracce assolutamente indelebili.
Nonostante viaggiare, scoprire paesi isolati e l'ascoltare storie di uomini appassionati,  faccia da necessaria cornice alla mia vita, come cacciatore e come fotografo, mi accorgo che preferisco oggi dedicarmi alle specie ed ai luoghi che meglio conosco. Per questo, ritrovare un animale particolare nelle diverse stagioni, studiarne con attenzione le abitudini, o ripercorrere un sentiero nel "mio" bosco con l'amico di sempre, mi da qualche emozione in più. L'inseguire (con fucile o teleobiettivo che sia) un animale di cui so poco e non saprò più nulla, con una guida sconosciuta (che spesso mal comprendo) dall'altra parte del mondo, mi da, invece, un velato senso di insicurezza sulle mie capacità! Questo è il motivo per il quale, ora come ora, scelgo decisamente lo stesso banale cervo a mezz'ora di macchina da casa, piuttosto che una stupenda giraffa incorniciata dal sole incendiato della Savana Africana.

 - StefanoFranceschetti
Cliccami sull'obiettivo per accedere direttamente alle gallerie oppure apri il file sottostante per saperne di più sui super-tele-obiettivi e sulle attrezzature fotografiche.

 - StefanoFranceschetti

Anche il milionesimo capriolo al pascolo mi emoziona come se fosse il primo, il giorno che non tremerò più davanti allo sguardo attento e fuggitivo di un selvatico...smetterò di alzarmi all'alba e farò qulacos'altro! 

(parola di un famoso "filosofo" sloveno!)

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